Lunedì 20 febbraio, dalle ore 15 in Piazza San Marco, le maschere della tradizione, dalla Puglia alla Sicilia, passando per il Piemonte, il Trentino Alto Adige, la Basilicata, il Molise, la Calabria e la Sardegna, sbarcano in laguna portando con sé una lunga storia popolare.

Per “Take Your Time For The Original Signs”il Carnevale di Venezia 2023 si arricchisce con le maschere che hanno reso celebri i Carnevali d’Italia in tutta l’Europa, alla ricerca del proprio segno originale.

 Sono “I Carnevali della tradizione”, individuati dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia.

I carnevali della tradizione a Venezia

Dieci i gruppi selezionati, con oltre duecento figuranti, legati dal comune denominatore di esibizioni che si tramandano da generazioni o emanano un legame storico con l’identità del territorio, giungeranno lunedì 20 febbraio da diverse regioni d’Italia ampliando l’offerta del Carnevale di Venezia. Un evento che coniuga la magia del momento più spensierato dell’anno con il patrimonio culturale immateriale delle manifestazioni antiche, ancestrali, che rimandano ai miti e alla tradizione.

La valorizzazione dei patrimoni immateriali

“I Carnevali della tradizione e le maschere antropologiche d’Italia – afferma il presidente dell’Unpli, Antonino La Spina – rappresentano un importante tassello della più ampia attività che l’Unione delle Pro Loco e la Fondazione Pro Loco portano avanti, su più e variegati fronti, per la scoperta e valorizzazione dei patrimoni immateriali culturali di cui sono ricchi i nostri territori. Vogliamo offrire un approccio diverso al Carnevale, un’ottica più votata alla valenza culturale e di scoperta dell’identità dei luoghi: le maschere rappresentano, infatti, sfilate di personaggi in costume, con la rievocazione di riti che affondano le radici nella storia e nelle tradizioni dei territori rappresentati. Esibizioni che ampliano l’offerta del Carnevale di Venezia”.

La Puglia al Carnevale di Venezia

Dalla Puglia arriveranno le maschere tipiche “Domino” e l’ “Omene Curte”: il primo una maschera elegante e misteriosa che ha ispirato opere liriche, comiche e drammatiche, il secondo una maschera creata dalla povera gente che, non potendo spendere soldi nel fare abiti adatti allo scopo, la creò con gli abiti di campagna di uso giornaliero nelle famiglie. Sono simboli del Carnevale sammichelino di Bari, che è stato inserito nel 2022 nella lista dei Carnevali tipici italiani, con i suoi festini carnascialeschi ove si balla tutti i giovedì, sabato e domenica dal 17 gennaio al martedì, ultimo giorno di Carnevale.

Le maschere di Carnevale della Basilicata

 La regione Basilicata porta la sua storia con la tradizione delle maschere di Tricarico, “I Mash-kr”, personificazioni del toro e della mucca che trasformano il corpo in un elemento simbolico che ci parla attraverso i segni. Questa maschera è un sistema di segni, simboli, indizi e sintomi costruiti sulla base della conoscenza dell’uomo, sintesi della cultura del tempo e che continua, ancora oggi, a trasmettere messaggi, un misto di esperienze intellettuali e tradizioni popolari.

Le forze della natura nel Carnevale della Calabria

 Le forze della natura saranno protagoniste del Carnevale di Alessandria del carretto, in Calabria, attraverso “U pohicinelle bielle” e “U pohicinelle brutte”, due maschere dai tratti particolari. Tra gli altri costumi importanti ci sono anche “l’Uerse”, maschera bestiale con grandi corna, che nella festa tradizionale attraversava il paese in catene, in una rappresentazione simbolica della potenza della natura che veniva domata e tenuta a bada e “a Coremme” che simboleggia la Quaresima e il suo ruolo è quello di chiudere la festività. 

Le maschere di Carnevale siciliane a Venezia

Dalla Sicilia arrivano i “Giardinieri” di Salemi, una maschera che risale all’età tardo-ottocentesca dell’antica maschera dello “Scalittaro”, caratterizzata da una scaletta, attrezzo estensibile, attraverso cui è possibile offrire caramelle o biglietti alle amate o ai passanti durante il periodo di Carnevale.

Ancora dalla Sicilia arriva il Carnevale di Misterbianco con i Costumi più belli di Sicilia e che, allo stesso tempo, non è soltanto uno dei più longevi e celebri dell’Isola, ma rappresenta anche un patrimonio inestimabile riconosciuto a livello Nazionale essendo iscritto al REIS (Registro Eredità Immateriali della Sicilia).

Il carnevale di Fonni (Sardegna) a Venezia

Il carnevale di Fonni, in Sardegna, arriva a Venezia con le antiche maschere de “s’urthu” e “sos buttudos” le antiche maschere rappresentano la lotta quotidiana dell’uomo contro gli elementi della natura. Altre maschere sono le “Sas Mascheras Limpias” che rappresentano l’eleganza, la bellezza, il bene. Accompagnate spesso dai suonatori di organetto, di solito invadono le vie del paese al ritmo dei balli e canti tradizionali, eseguendo in particolare la danza fonnese.

Sempre dalla Sardegna e più esattamente da Samugheo arrivano i “Mamutzones” che rappresentano a un tempo la passione e la morte di Dioniso, dio della vegetazione, le cui feste si celebravano in quasi tutte le antiche società agrarie. Dioniso, il dio che ogni anno moriva e rinasceva, come la vegetazione, è rappresentato dalla maschera zoomorfa de “S’Urtzu”, che indossa una intera pelle di capro, con la testa attaccata.

Le maschere del Piemonte

 Il “Bataru” e la “Maribela” maschere tipiche di Agnona, in Piemonte, arrivano a Venezia portando con loro una storia una storia legata alla dominazione francese. Il Bataru prende vita da una tradizione popolare che definisce gli abitanti come batari. Si narra che per la troppa foga del sagrestano nel suonare le campane in un giorno di festa, il battacchio di una di queste si sia staccato mettendo a rischio i fedeli raccolti all’esterno della chiesa. La compagna, la Maribela, partecipa al Carnevale borgosesiano e a tutti quelli vicini portando amicizia e simpatia. 

Il Diavolo di Tufara dal Molise a Venezia

Dal Molise arriva “il Diavolo di Tufara”, espressione simbolica del contrasto tra la vita e la morte, tra il bene e il male. La gente assisterà alle acrobazie del Diavolo, che salta e si rotola in terra, agitando e battendo ripetutamente il tridente sulle pietre delle strade e sugli usci delle case, mentre le altre maschere tentano di prendere in ostaggio con le catene chiunque capiti sul loro percorso. La lunga corsa del Diavolo ha fine verso sera quando, dinanzi si compirà il processo e la condanna a morte di Carnevale.

Una tradizione che va avanti dal 2018

“I Carnevali della tradizione”, individuati dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, hanno debuttato nella piazza veneziana a febbraio del 2018 portando alla ribalta in piazza San Marco, nell’ambito del Carnevale di Venezia, una parte di quel patrimonio culturale immateriale che rappresenta la storia della nostra penisola – afferma il vicepresidente nazionale e responsabile del dipartimento nazionale Patrimonio Culturale-Ambiente-Paesaggio dell’Unpli, Fernando Tomasello – il successo è stato bissato nel 2019, purtroppo le ultime edizioni sono state annullate a causa dell’emergenza Covid. Nelle ultime edizioni, oltre 300 figuranti giunti da tutta Italia hanno regalato uno spaccato della nostra storia al pubblico del Carnevale di Venezia”.

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