Sagra del carciofo di Ramacca

A Ramacca, in provincia di Catania, torna la Sagra del Carciofo con la XXXII edizione che andrà in scena dal 6 aprile al 14 aprile 2024.

Questo evento tanto atteso celebra non solo il raccolto generoso di carciofi, ma anche la ricca cultura e tradizione della Sicilia, portando insieme locali e visitatori da ogni angolo della Sicilia per un’esperienza gastronomica indimenticabile.

Radici della Sagra del Carciofo di Ramacca

La Sagra del Carciofo ha radici profonde che risalgono a decenni fa, quando i contadini locali iniziarono a coltivare il carciofo in abbondanza nelle fertili terre di Ramacca. Questo ortaggio versatile, amato per il suo sapore distintivo e le sue proprietà salutari, divenne rapidamente un simbolo della regione.

Con il tempo, l’idea di celebrare il carciofo e la sua importanza nella cucina siciliana prese piede, dando vita alla Sagra del Carciofo di Ramacca. Ciò che iniziò come una modesta celebrazione locale si è trasformato in un evento annuale di fama internazionale, attrarre appassionati di cibo da tutto il mondo.

Una festa per i sensi

La Sagra del Carciofo è molto più di una semplice festa culinaria; è un’esperienza multisensoriale che affascina e delizia i partecipanti di tutte le età. Ogni anno, le strade di Ramacca si trasformano in un vivace mercato all’aperto, con bancarelle che offrono una vasta gamma di prelibatezze a base di carciofo.

Dalle classiche ricette tradizionali alle creazioni culinarie più innovative, i visitatori hanno l’opportunità di assaggiare una varietà di piatti deliziosi che mettono in risalto il sapore unico e versatile del carciofo. Dalle zuppe aromatiche ai piatti di pasta succulenti, passando per antipasti creativi e contorni invitanti, c’è qualcosa per soddisfare ogni palato.

Ma il grande protagonista resta, come sempre, “il violetto Ramacchese”, una prelibata qualità di carciofo conosciuta in tutta Italia per le sue proprietà organolettiche e terapeutiche. A tavola verranno proposti i paccheri al forno con carciofi e scamorza affumicata, le mezze penne con crema di carciofi e pancetta affumicata, le casarecce ai cuori di carciofo e grana padano o il risotto alla crema di carciofo e zucca gialla. 

Spettacoli e gusto

Spettacoli e performance folcloristiche e musicali faranno da sottofondo a tutte le giornate (sabato 6 e domenica 7 aprile e sabato 13 e domenica 14 aprile), mentre per gli amanti della cultura sono in programma visite guidate al Museo Civico, al Museo delle Bande Musicali, al Parco Archeologico che racchiude i resti di un villaggio preistorico e i ruderi di un centro siculo-greco e alla Chiesa di San Giuseppe, con annesso l’ex convento dei Cappuccini, che conserva una reliquia di Padre Pio.

Come raggiungere Ramacca

Dalla CT-PA: all’uscita di Motta S. Anastasia percorrere la SS 192 in direzione Enna, al Bivio Iannarello proseguire per la SS 288, giunti al km 13 imboccare il bivio per Ramacca sulla SP 25/1

Da Catania:

Percorrere lo scorrimento veloce Catania – Gela 417, al 40 km imboccare il bivio per Ramacca

Cosa vedere a Ramacca

La città di Rammacca sorse tra il 1710 ed il 1712. Merita una visita la Chiesa della Natività di Maria, situata accanto alla piazza centrale di Ramacca. Questa ha una storia che affonda le radici nel XVIII secolo, quando il paese fu fondato per mezzo della “licentia populandi” concessa dal Re Carlo II al Principe Sancio, primo principe del feudo di Ramacca, nel 1688.

Chiesa Madre

Originariamente un magazzino di un’antica masseria, la chiesa fu successivamente ampliata unendola alla preesistente chiesetta cinquecentesca del SS. Crocifisso, che comprendeva solo la volta campanaria, la chiesa vera e propria con sagrestia e un cimitero circondato da pioppi. Il campanile, risalente al XVII secolo, presenta una torretta quadrata con un orologio civico aggiunto in seguito. All’interno, la navata unica è decorata con lesene parietali che sorreggono le cinque arcate della volta in gesso. Il presbiterio ospita l’antico altare maggiore in marmo policromo. Questo è sovrastato da una nicchia murale con la statua lignea del XVIII secolo della Madonna delle Grazie, di autore sconosciuto. Un altare aggiunto dopo il concilio è stato realizzato dai fratelli Giacomo e Lucio Alberghina da Caltagirone.

Parrocchia San Giuseppe

Il convento, originariamente legato alla chiesa dell’Immacolata, continua a servire oggi come sede della parrocchia di San Giuseppe. Inizialmente, la chiesa del convento era dedicata alla Vergine Addolorata, ma nel 1858 fu sottoposta agli auspici dell’Immacolata. Caratterizzata da un prospetto neoclassico, la chiesa dell’Immacolata presenta una sola navata. Questa è arricchita da stucchi e altari adornati con dipinti ad olio raffiguranti la Croce, l’Addolorata e alcuni santi cappuccini, insieme a statue in legno di San Luigi Gonzaga di Luigi Santifaller da Ortisei, del Cristo alla colonna, dell’Addolorata e di un Crocifisso, di autori anonimi dell’epoca.

Nel 1952, con decreto di monsignor Pietro Capizzi dell’8 dicembre, la chiesa ha accolto e continua ad accogliere la nuova parrocchia di San Giuseppe, patrono del paese, in attesa della realizzazione di una nuova chiesa più spaziosa e decorosa.

Di Dario Raffaele

Giornalista professionista dal 2009 e Social media manager, mi piace definirmi un Social media journalist. Specializzato nel settore travel, amo raccontare emozioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *